Ricostruire l’Europa

La crisi del debito ha colpito in Europa con particolare ferocia grazie alle regole di Maastricht: criteri stabiliti a tavolino all’avvio dell’Unione Europea, che prevedono il rispetto dei limiti del 60% di rapporto debito / PIL e del 3% di rapporto deficit / PIL. In questo contesto, la Banca Centrale Europea è stata a lungo limitata dall’obbligo, in base al suo Statuto, di agire non per la crescita dell’economia, ma per tenere i prezzi bassi (l’inflazione danneggia chi possiede titoli finanziari, perchè diminuisce il valore del denaro).

Insomma, l’Europa era l’unica costellazione di Paesi al mondo che avesse stabilito per legge, già negli anni ’90, che i “professori in voga” di cui parlavamo prima avevano imprescindibilmente ragione, e guai a contraddirli.

Nel mentre i Paesi europei tagliavano forsennatamente le spese, devastando i servizi pubblici, la sanità, le pensioni, tentando inutilmente di rientrare in questi parametri, si è fatto avanti un altro fattore: il “differenziale di credibilità”.

Ci sono Paesi, come la Francia o il Giappone, che hanno un debito pubblico molto alto e una economia sempre meno competitiva. Ci sono Paesi come la Germania, che hanno un settore bancario strapieno di quei famosi debiti che nessuno potrà più restituirgli. Eppure questi Paesi sono considerati più efficienti, più affidabili, più rigorosi di Paesi come l’Italia o l’Irlanda: non è strano, questo, considerando la Storia.

Ciò che è fuori da ogni razionalità è il modo in cui gli investitori sono stati terrorizzati dai PIIGS, fuggendo dai loro titoli di debito pubblico; ed è anche fuori da ogni razionalità il comportamento della Germania e dei Paesi che la sostengono, come l’Olanda o i Paesi scandinavi, convinti che togliere oggi denaro all’economia domani ci riporterà a crescere ( e se non domani, di sicuro dopodomani !).

E’ un comportamento miope, anche perché la maggior parte degli scambi dei Paesi europei avvengono … con altri Paesi europei. La Germania ha consacrato tutta se stessa agli scambi con l’estero: se l’America è super-indebitata, la Cina cresce ma ancora non ha la nostra capacità di spesa, e l’Europa ha sempre meno soldi da spendere … chi li comprerà, i prodotti tedeschi ?

Non possiamo sopravvivere in questo modo. L’Europa deve cambiare. Per noi oggi, per tutti i cittadini europei domani.

Pagare tutto, ma pagare giusto e pagare intelligente

Se l’Italia crolla, nessuno dei suoi debitori (ne altri Stati, ne banche, ne tantomeno noi cittadini che abbiamo investito in debito pubblico) riavrà indietro i suoi soldi. Le regole europee (il Trattato di Maastricht, il Fiscal Compact, il Six Pack) oggi come oggi ci obbligherebbero a mantenere un avanzo primario (la differenza tra spese e entrate dell’anno) del 4-5% del PIL dal 2016 al 2034.

Vi sembra poco ? Tenete presente che in questi anni di lacrime e sangue, da Monti a Renzi, l’avanzo primario è sempre stato compreso tra il 2,2 e il 2,6% del PIL. E’ evidente che si tratta di un obiettivo del tutto irrealistico.

L’Italia dovrebbe chiedere perciò ai suoi partner europei di passare dall’idea della “riduzione del debito qui e subito” a quella di “stabilizzare il debito al livello di oggi, per non farlo crescere ulteriormente”: si dovrà inoltre abolire l’obbligo di pareggio di bilancio nella Costituzione italiana, inserito dai nostri deputati e senatori quando eravamo sotto ricatto dalle agenzie di rating.

Accanto a questo, va messa in campo una ampia serie di azioni da parte della Banca Centrale Europea e all’ESM, il fondo creato dai Paesi europei per assistere i Paesi in crisi finanziaria, per limitare il “differenziale di credibilità”.

Sono obiettivi enormi, e sappiamo bene che oggi come oggi sono difficilmente ottenibili: per questo, vi invitiamo tutte e tutti a sostenere il Referendum contro l’Austerità, promosso dall’economista Gustavo Piga. Se il referendum passasse, incepperà le leggi tramite cui ci è stata imposta questa riduzione folle del debito pubblico: a quel punto, l’Europa non potrà fare finta di niente.

Obblighi più intelligenti: basta tagliare il ramo dove siamo seduti !

E’ difficile immaginare una modifica dei patti tra Paesi europei: ma anche senza intaccare l’insieme delle regole scritte nel tempo dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri, ci sono numerosi aspetti completamente assurdi che potrebbero essere tranquillamente rivisti.

Ha senso considerare come “spesa cattiva” quella che viene destinata agli investimenti in infrastrutture, ponti, strade scuole ?

Ha senso considerare “spesa cattiva” la parte di soldi che investiamo in progetti co-finanziati dalla stessa Unione Europea ?

Ha senso sottovalutare, nei calcoli della Commissione Europea, il cosiddetto “output gap” (la differenza tra il PIL com’è cresciuto e il PIL come potrebbe crescere al massimo delle sue potenzialità) ?

Quanto possiamo andare avanti, se opere di importanza europea sono affidate alla realizzazione dei singoli Stati, con bilanci oramai dissanguati ?

Per questo chiediamo :

-Di escludere dal Patto di Stabilità gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo, scuola e formazione, grandi infrastrutture ;

-Di escludere dal Patto di Stabilità il cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali ;

-Di rinegoziare i criteri di calcolo dell’output gap sulla base di rendimenti decrescenti, anziché costanti ;

-Di realizzare, in ambito europeo, un fondo di project bonds, fondi comuni a tutti gli Stati membri destinati a finanziare grandi investimenti in infrastrutture strategiche e nell’integrazione di imprese nazionali in settori strategici (telecomunicazioni, difesa, trasporti, energia, industria di base) per creare grandi aziende pan-europee, in grado di competere sui mercati mondiali ;

Regole uguali per tutti, sopratutto per i furbi e i super-ricchi

L’Unione Europea ha bisogno di un salto di qualità nelle regole comuni: regole democratiche, regole adeguate a rispondere alle crisi finanziarie di oggi e di domani, regole in grado di togliere alla finanza lo stra-potere di cui ha goduto finora.

Accanto a queste regole comuni, è necessario che l’Unione Europea disponga di un bilancio più consistente: se vuole giocare a fare il superStato, l’Unione deve essere presente non solo quando si tratta di fissare regole, ma anche quando si deve programmare il futuro.

E per farlo, servono soldi.

Ricostruire. Per questo chiediamo :

-Un vero meccanismo europeo per correggere gli squilibri tra Paesi membri: non ci bastano strutture che prestano denaro agli Stati in crisi, servono strutture in grado di intervenire quando in un Paese o gruppo di Paesi la richiesta di beni e di servizi entra in crisi ;

-Rendere più chiare, efficienti, trasparenti e istituzionalizzate le strutture create durante la crisi del debito, come l’OMT, per essere pronti in caso di nuove crisi ;

-Creare regole comuni a livello della tassazione sui profitti delle società e sul trasferimento degli utili di un’impresa da un Paese all’altro, fissando dei minimi e impedendo così di sfruttare le regole dell’UE per “schivare” le tasse ;

-Introdurre in tutti i Paesi UE una “carbon tax”, una tassa sulle produzioni più inquinanti, e una tassa sulle transazioni finanziarie di tipo speculativo (Tobin Tax): assieme ai project bonds, queste misure dovranno portare il bilancio della Commissione Europea dal 1% al 2,5% del PIL europeo, permettendo di investire sulla crescita, dopo anni di austera stupidità;

 

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