Ricostruire l’Italia

L’Italia si trova in una situazione critica: alla crisi politica ed economica, la classe dirigente italiana ha risposto o sposando in pieno le richieste dell’Unione Europea e dei mercati finanziari, spremendo fino all’ultimo centesimo i cittadini, o spostando l’attenzione dai problemi economici a quelli politici e costituzionali : (fingere di) eliminare le Province o il Senato ridurrà il nostro debito pubblico ? Restituirà competitività alle nostre imprese ?

Decisamente difficile, da immaginare.

Il nostro Paese sconta dei ritardi importanti in un enorme numero di settori: è difficile pensare di recuperare in un sol colpo, ma da qualche parte bisognerà pure iniziare !

a. Ricostruire la politica fiscale

Per tornare a crescere, è prioritario che le tasse siano pagate meno di prima da chi lavora e produce e più di prima da chi movimenta denaro: attività non necessariamente “cattiva”, certamente utile, ma in ogni caso tassata in questo momento storico molto meno di quanto sarebbe necessario.

In secondo luogo, bisogna aggredire veramente l’evasione fiscale: fino ad oggi, lo Stato italiano si è accanito sul piccolo contribuente, con ferocia sproporzionata alle quantità di denaro effettivamente recuperate in questo modo.

Per questo proponiamo :

Tasse più solidali ;

-Di difendere il principio della progressività fiscale, per cui chi più ha deve pagare di più non solo in numeri assoluti, ma anche in percentuale;

-Anche per questo, difendere il sistema di deduzioni e detrazioni, che assicura respiro ai cittadini, ricompensandoli della necessità di spendere direttamente per servizi che lo Stato non riesce a garantirgli ;

Pagare meno, pagare tutti ;

-Colpire l’evasione fiscale sull’IVA : numerose misure (fatturazione elettronica, reverse charging, determinare l’imposta col criterio “base a base”) renderebbero meno macchinoso, più sicuro e più equo il meccanismo di riscossione; da questa voce, riteniamo possibile ottenere fino a 30 miliardi di maggiori entrate per lo Stato ;

-Investire questi 30 miliardi in una riduzione delle tasse sul costo del lavoro (IRAP) e delle tasse sui redditi inferiori a 26.000 euro: riduzione che deve essere permanente ;

La crisi è finanziaria: il conto lo paghino i finanzieri;

-Introdurre una tassa sulle Grandi Ricchezze, che colpisca i patrimoni finanziari (il possesso di titoli, azioni, eccetera) superiori ai 350.000 euro; la tassa sarà progressiva, con un’aliquota compresa tra lo 0,55 e l’1,8%, e interesserà circa il 5% delle famiglie italiane ; l’ammontare di questa tassa sarà destinato alla riduzione del debito pubblico ;

-Introdurre una imposta di successione per le successioni di valore superiore a 700.000 euro tra parenti diretti (escludendo però il trasferimento di imprese); l’ammontare di questa tassa sarà destinato alla riduzione del debito pubblico ;

-In caso di accordo con la Svizzera per far rientrare in Italia i soldi portati all’estero, imporre a chi ha frodato o eluso il Fisco uno sconto di pena, ma in cambio dell’impegno a investire in titoli di Stato, a scadenza decennale e a basso tasso di interesse ;

-Proponiamo inoltre un patto tra lo Stato e i suoi debitori, per incentivarli ad accettare il passaggio di 500 miliardi di titoli di debito pubblico a breve scadenza con titoli a scadenza medio-lunga, garantendo così finanze pubbliche più stabili senza colpire gli investimenti ;

Meno tasse, più partecipazione dei lavoratori ;

-Grazie alla disponibilità di risorse così ottenuta, potenziare gli ACE (aiuti alla crescita economica) e reintrodurre gli incentivi fiscali per la collaborazione tra aziende in contratti di rete, per aiutare le imprese italiane a diventare più grandi e più competitive;

-Questi fondi e i risparmi ottenuti dal taglio dell’IRAP dovranno essere gestiti assieme dall’imprenditore e dai rappresentati dei lavoratori ;

b. Ricostruire la produzione

La crisi non è solo del PIL (che comunque non è cosa da nulla, se consideriamo che nel 2014 siamo tornati al livello di ricchezza del 2000: 14 anni di lavoro buttati via) : c’è una crisi nella crisi, in Italia, che dipende dalla scarsa disponibilità di capitali da investire delle nostre imprese.

Questo produce, in un circolo vizioso, imprese incapaci di investire in tecnologia e ricerca, o di espandersi su nuovi mercati e nuove produzioni: queste imprese restano quindi piccole e poco dinamiche, e in questo modo non attirano nuovi capitali … fin quando non chiudono, o non vengono acquistate da imprenditori esteri che vedono in loro del potenziale ( o semplicemente, marchi o risorse da razziare).

Il nostro è poi uno dei pochi Paesi in cui la spesa dello Stato non viene destinata , se non in minima parte, a sostenere le imprese nella realizzazione di prodotti innovativi, nella ricerca di nuovi mercati, nell’ottenere maggiore efficienza: ma a cosa serve lo Stato, se non a proteggere, incoraggiare e aiutare i propri cittadini ?

C’è anche bisogno di rivedere quei pochi incentivi che lo Stato da, di solito spendendoli a pioggia come piccole mancette che compensano qualche spesa: in questo modo, non si impatterà minimamente sull’economia italiana.

Proponiamo quindi : (menu a tendina)

Un’economia più innovativa

  • Concentrare gli interventi pubblici a sostegno di settori di eccellenza o ad alto potenziale : made in Italy, meccanica, automotive, green economy, chimica verde, turismo e cultura, ICT ;

  • Sostenere la piena diffusione della raccolta differenziata, e dell’impiantistica a valle: riciclo e riuso dei materiali favoriscono l’ambiente, l’occupazione e l’innovazione tecnologica ;

  • Sfruttare i fondi europei 2014-2020 destinati a tale scopo per abbattere del tutto il digital divide nel nostro Paese, partendo dalle aree più svantaggiate ;

  • Sfruttare i fondi europei 2014-2020 destinati a tale scopo per un piano-città nazionale, che investa su mobilità intelligente, potenziamento della rete ferroviaria e tramviaria, efficienza energetica, trasporti sostenibili ;

Uno Stato che aiuti a fare impresa

  • Creare una Banca Pubblica di Investimento, gestita come un’impresa privata sul mercato, che convogli i fondi europei e finanziamenti nazionali e internazionali pubblici e privati in progetti di grande impatto ;

  • Riorganizzare in due Agenzie Nazionali, con il supporto di Regioni e Camere di Commercio, gli strumenti oggi disponibili per la promozione dell’internazionalizzazione e per l’attrazione di investimenti esterni ;

  • Semplificare il più possibile la normativa relativa all’apertura di nuove imprese e a progetti di investimento;

  • Aiuti e incentivi fiscali per promuovere la cooperazione tra imprese e la crescita dimensionale delle imprese italiane ;

  • Realizzazione di un Fondo Nazionale di Microcredito e rafforzamento degli strumenti già disponibili (Fondo Nazionale di Garanzia, Confidi) per aumentare i finanziamenti disponibili per le imprese ;

Uno Stato autorevole per una economia più forte

  • Contro le delocalizzazioni: chi delocalizza causando perdite occupazionali cederà agli ex dipendenti, in forma di cooperativa, lo stabilimento e le attrezzature ;

  • Siderurgia e chimica, reti delle telecomunicazioni e dei trasporti, reti energetiche, difesa e credito bancario sono settori strategici per la vita di un Paese: no alle privatizzazioni, sì a un rafforzamento del ruolo dello Stato in ENI, ENEL, Finmeccanica, Poste e Fincantieri ;

  • Grandi infrastrutture: veicolare i fondi europei in opere pubbliche razionali, potenziando i porti italiani, e realizzando l’Alta Velocità Napoli-Bari, da estendere poi fino a Reggio Calabria ;

  • Razionalizzare, accorpando, chiudendo e snellendo, la macchina delle aziende pubbliche locali, restituendo efficienza e dignità a servizi pubblici troppo spesso utilizzati come “parcheggio per i dinosauri” di politici falliti ;

  1. Ricostruire il Sud

Pur con tutti i suoi problemi, se il Sud non riparte tutta l’Italia andrà a fondo: i governi degli ultimi anni, da Berlusconi a Renzi, hanno cercato di accattivarsi i favori di un Nord sempre più turbolento saccheggiando le risorse sanitarie, i fondi alle regioni e di fondi europei del Meridione.

Al Sud serve anzitutto tornare a riflettere sulle sue prospettive e su quello che c’è da fare, in un modo tale che lo Stato se ne accorga e agisca:

Proponiamo quindi :

  • Istituire nuovamente un Ministero per la Coesione Territoriale, abolendo l’omonima Agenzia ;

  • Un lavoro comune tra Governo, Regioni, ISTAT e SVIMEZ per individuare progetti strategici che riguardino tutto il Sud e che vadano finanziati dai fondi europei ;

  • 1000 Cantieri : piccole opere, subito attuabili, con impatto sull’occupazione del territorio;

  • Entro il 2018, prevedere un meccanismo che metta automaticamente in mano allo Stato i fondi europei non spesi, per destinarli a un Piano nazionale (priorità: mercato del lavoro, contrasto all’esclusione, reti di trasporti, turismo e cultura);

  • Sportello Innovazione all’interno del MIUR, per canalizzare e promuovere tra le imprese meridionali i fondi europei Horizon 2020 ;

  1. Ricostruire la democrazia

Lo Stato e la Pubblica Amministrazione, così come sono, non funzionano: ma questo non è un buon motivo per distruggerli e per restringere la partecipazione dei cittadini, fingendo di volerli rendere efficienti.

Fateci caso, negli ultimi decenni sempre più spesso le democrazie occidentali si parla di rafforzare il ruolo del Governo, si varano leggi elettorali che dovrebbero dare subito un “vincitore” e un “vinto”, si taglia il ruolo del settore pubblico per affidare servizi ai privati, si accentra nelle mani dei governi ogni genere di competenza, e si impedisce al Parlamento di discutere costringendolo a voti di fiducia o ad affidare direttamente al governo la stesura delle leggi.

Curiosa coincidenza, no ?

Noi riteniamo che la partecipazione democratica e il ruolo della macchina statale siano strumenti fondamentali tramite cui i cittadini possono esprimere la propria voce e dirigere il destino del Paese: non ci illudiamo che possano essere sostituiti dal plebiscito dell’Uomo solo al comando, o da un “Mi piace” su Facebook, perchè sappiamo bene che solo con il confronto, aperto e libero, tra idee diverse una democrazia può essere viva e vitale.

Per questo proponiamo :

Uno Stato più democratico

-Legge elettorale proporzionale, con sbarramento basso, per garantire al maggior numero possibile di voci di esprimersi ;

  • Superare il bicameralismo perfetto, con un Senato delle regioni che abbia competenze proprie e sia elettivo ;

  • Rendere ineleggibile per un secondo mandato il Presidente della Repubblica ;

  • Sfiducia costruttiva del Governo: per sostituirlo, ci deve essere una nuova maggioranza che presenti un altro candidato ;

  • Un Governo più efficiente all’interno e all’esterno, rendendo revocabili i ministri e introducendo una procedura d’urgenza per alcune leggi, senza dover ricorrere ossessivamente alla fiducia o a dubbie procedure parlamentari;

  • Modifica del Titolo V della Costituzione, per risolvere il pasticcio fatto nel 2001 che ha creato una enorme serie di liti tra Stato e Regioni ;

Uno Stato più efficiente

Abrogare le Province, fondere i Comuni sotto i 3000 abitanti e aggregare i servizi dei Comuni sotto i 5000 abitanti ;

-Mantenere l’attuale struttura provinciale per tribunali, prefetture, stazioni di polizia e dei carabinieri; riorganizzare e fondere i corpi di polizia marittima e guardia costiera ;

-Unificare su scala regionale le Camere di Commercio, fondendole con gli uffici statistici dell’ISTAT, in modo da avere un unico ente deputato alla raccolta di dati e informazioni sull’andamento economico del Paese ;

Una Pubblica Amministrazione moderna

-Rivedere gli organici dei dipendenti, ricorrendo alla mobilità dei dipendenti per smaltire gli eccessi e viceversa all’allentamento del blocco del turnover, inserendo i “precari storici” (5+ anni di servizio) per coprire i “buchi” gravi ;

-Autorità Nazionale per la valutazione dei dirigenti e dei funzionari, che opererà in relazione con i sindacati e gli utenti ;

-Sblocco del contratto degli statali, fermo oramai da anni ;

-Creare un Albo Unico Nazionale dei dirigenti pubblici, a cui accedere per concorso e da cui essere chiamati periodicamente per ricoprire incarichi: basta feudalesimo, basta arbitrio assoluto dei politici ;

-Difesa della figura del Segretario Comunale, a garanzia della legalità degli atti adottati dai Comuni;

e. Ricostruire il Lavoro

Il Lavoro è la grande emergenza di questi anni.

Lavoro che non c’è, lavoro che si perde, lavoro che scompare, lavoro che non basta più per vivere dignitosamente, lavoro che perde ogni dignità e ogni sicurezza: tutto passa e tutto parte dal Lavoro.

Le politiche sociali e del lavoro, in Italia, assorbono l’11% del PIL: una cifra molto bassa, se la confrontiamo con quella degli altri Paesi dell’area Euro, attorno al 15,5%.

Non ci potrà mai essere ripresa, non ci potrà mai essere crescita, se continueremo a inseguire un modello economico basato sullo svilire il lavoro, renderlo più insicuro, meno retribuito, allungarne la durata: è un modello che perfino la Cina e il Vietnam stanno abbandonando a grandi passi.

Nella sezione dedicata alla politica industriale abbiamo visto un tassello del Nuovo Modello di Sviluppo che è necessario per ripensare il nostro Paese: ma accanto a questi interventi “macro”, bisogna intervenire finalmente in aiuto a quanti in questi anni sono rimasti prigionieri della precarietà, dell’esclusione sociale, dell’espulsione dal mercato.

Proponiamo quindi di agire su alcune grandi battaglie :

Redditi più alti

Sgombrare subito il campo dal mito della contrattazione aziendale: in questi se ne è fatta poca, non ci sono state voci aggiuntive in busta paga, e perdipiù i salari non hanno tenuto il passo dell’inflazione e nemmeno della produttività ; i lavoratori hanno quindi perso salario, visto quel che restava perdere potere d’acquisto, e in ogni caso non hanno avuto vantaggi da tentativi dell’azienda di rendersi più efficiente ;

-Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro deve tornare a essere l’ambito privilegiato di redistribuzione sociale ;

-Accanto al CCNL, si deve approntare un “Patto generale del Lavoro”, che individui specificità settoriali, a cui legare sia investimenti pubblici e privati che l’implementazione della “contrattazione di secondo livello” ;

Reddito di inserimento, lavoro minimo di cittadinanza, salario minimo;

-Concentrare le risorse per le politiche attive del lavoro attualmente disperse in tanti piccoli programmi, in un reddito universale di inserimento, che includa percorsi di orientamento precisi e coerenti con le qualifiche del lavoratore, prorogabile di un anno dopo la scadenza qualora il beneficiario si sia impegnato tangibilmente nella ricerca senza trovare nulla;

-Introdurre per i soggetti in grado di lavorare ma non più reinseribili sul mercato (disoccupati di lungo periodi, ultracinquantenni, dequalificati) il “lavoro minimo di cittadinanza”, su progetti presentati dagli Enti Locali su alcune parole d’ordine nazionali (tutela dei beni culturali, raccolta rifiuti, difesa del suolo e del territorio) ;

-Incremento delle pensioni sociali e aiuti per gli incapienti e i soggetti di emarginazione sociale;

-Sperimentare il salario minimo orario di 8 euro per tutte le categorie non coperte dal CCNL;

-Mantenere e rifinanziare la CIG ordinaria e guadagni, ma chiudere con la CIG straordinaria e in deroga, e con le indennità di disoccupazione e mobilità, usando al loro posto reddito di inserimento e lavoro minimo di cittadinanza: basta tenere a casa i lavoratori in attesa di un lavoro che non tornerà, è necessario accompagnarli verso un nuovo lavoro ;

Il Paese della Dignità

Ridurre progressivamente i ticket sanitari, investendo sulla prevenzione: ogni euro investito in prevenzione permette di risparmiarne tre, ma spendiamo solo lo 0,8%, contro il 5% previsto nel 1998 dalla legge ;

-Passiamo dalla logica del “servono soldi per i servizi” a quella del “alle persone servono tot servizi”: acqua, trasporto pubblico locale, scuola e istruzione, asili nido e assistenza agli anziani, devono essere garantiti calcolando un fabbisogno individuale minimo di servizi essenziali, slegato da criteri di costo, che deve essere uguale per tutti a livello nazionale ;

-Investire annualmente nella scuola pubblica 1,8 miliardi di Euro, per riportarla a 70 miliardi di investimenti dai 55 di oggi: il 50% dei fondi così investiti dovrà essere destinato alle aree a più alto tasso di abbandono scolastico, tramite progetti di recupero formativo;

-Un tetto per tutti : rifinanziare il Fondo Investimenti per Abitare della Cassa Depositi e Prestiti, investendoci parte delle cifre recuperate con la revisione delle rendite catastali e studiando apposite collaborazioni col settore privato ;

-Cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia e per gli immigrati che risiedano in Italia da almeno quattro anni ; rivedere i flussi di manodopera, controllando i reali fabbisogni delle imprese ; investire sulla stanzialità e l’inserimento lavorativo dei nomadi; lotta al caporalato, al lavoro nero e allo sfruttamento illegale dei lavoratori immigrati, senza eccezioni : si è sfruttatori e ladri sia se si è imprenditori italiani che se si è imprenditori stranieri, quando si violano le leggi ;

-Riformulare l’ISEE, depotenziato dal Governo Monti, per dare maggior peso alle famiglie numerose, con anziani a carico o monogenitoriali, penalizzando invece in termini di accesso ai servizi i redditi più alti ;

Un mercato del lavoro sicuro, onesto, moderno

Portare a 24/36 mesi l’indennità risarcitoria per licenziamento individuale illegittimo, e a 270 giorni il termine per fare ricorso contro un licenziamento illegittimo ;

-Eliminare i contratti precari: sono sufficienti il contratto a tempo indeterminato con un periodo di prova iniziale; il contratto a tempo determinato fino a 36 mesi ; il contratto di apprendistato; il contratto a progetto per alte professionalità (almeno 40.000 euro all’anno)

-Sperimentare forme di condivisione del lavoro tra dipendenti anziani prossimi alla pensione e giovani inoccupati che necessitino di apprendere il mestiere, con garanzia di assunzione in caso di valutazione positiva dell’operato del giovane ;

-Incentivare l’utilizzo dei contratti di solidarietà in caso di crisi aziendale ;

-Potenziamento della lotta al lavoro nero e al lavoro sommerso, introducendo forme di premialità per le imprese in regola ;

I lavoratori protagonisti nella gestione dell’economia

-Nelle imprese con almeno 500 addetti, introdurre comitati di sorveglianza e direzione composti pariteticamente da rappresentanti dell’impresa e dei lavoratori, per decidere l’indirizzo strategico dell’azienda ;

-Riavviare al lavoro i lavoratori espulsi dai processi produttivi tramite cooperative, col sostegno del Ministero dello Sviluppo Economico ;

-Riscoprire il mutualismo, sostenendo la creazione di società di mutuo soccorso e di enti similari ;

7 thoughts on “Ricostruire l’Italia

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