Gatti : vero Socialismo è affrontare nodi della produzione

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Renato Gatti, tra gli economisti di RICOSTRUIRE, in merito al recente convegno NO EURO che ha visto la partecipazione di qualificati esponenti critici. Torneremo sull’argomento con uno scritto di Riccardo Achilli e riportando alcuni interventi d’interesse emersi dal dibattito.

“Ho letto con interesse il sunto del convegno No Euro :  […] le soluzioni ad un problema (Europa) e non ad uno pseudo-problema (euro) non possono passare solo e neppure prevalentemente attraverso mezzi monetaristici. La crisi e’ del sistema produttivo italiano (anche se negli altri paesi chi fa i suoi interessi sembra complottare […] contro di noi). La crisi e’ nel nostro modello di (vogliamo chiamarlo così ?) sviluppo che aggrava la già pesantissima situazione creata dal fallimento del capitalismo finanziario del 2007. La nostra crisi sta in un sistema produttivo pusillanime e rassegnato che vive di commesse statali alimentate da corruzione e sollecitate da concussione. la nostra crisi sta in venti anni di incremento della produttività pari a zero.

Chi cerca […] di pareggiare il Clup abbassando i salari e non aumentando la produttività non può che generare un paese all’orlo del default come il nostro. Ma su questo argomento non ho sentito nessun intervento tra i dotti relatori. Per farla breve io penserei a un programma socialista del lavoro (basta con questo termine stupido di “sinistra”) che ad imitazione del new deal roosveltiano inizi un processo storico di svecchiamento dell’apparato produttivo, puntando sul general intellect e sugli imprenditori schumpeteriani superando il legalitarismo sindacale per assumere un egemonismo delle forze sane (oneste direbbe Landini) per tornare ad un paese produttore di beni e servizi ad alto contenuto tecnologico e di know how di elevato valore aggiunto con una cncertazione alla Ciampi che ci porti ad essere un moderno paese europeo.

Renzi e il suo jobs act non fanno altro che prostituirsi ad una imprenditoria corrotta e pusillanime prodotto di un capitalismo straccione, facendo un po di beneficenza ai poveracci ma sempre in una logica masochistica rispetto a chi non ha più legittimità a rappresentare il mondo produttivo italiano. La colpa e’ tutta nell’assenza di un movimento socialista del lavoro che si ponga l’obiettivo gramsciano di egemonizzare il paese. [..] Insistiamo su un livello di discorso monetaristico disquisendo di QE e di CCF ma se leggiamo Federico Fubini di oggi su Repubblica torniamo con i piedi per terra. Ciò che non funziona è il capitalismo produttivo del nostro paese. E’ l’imprenditoria il problema, è il modo di produrre e di fare sistema, è la pusillanimità degli imprenditori drogati di favori dalla politica incapaci di competere. Gli sconfitti della globalizzazione.

Ora ritornare nel nostro piccolo, nel nostro sovranismo significa ritornare in quella Italietta incapace di avere un respiro europeo, vivere di meschinerie e di brutale assalto non solo all’immigrato ma a tutta la classe subalterna italiana, la rivincita della rendita e dello sfruttamento. Il vero socialismo per me non è inventarsi formulette per evitare la competizione, ma affrontare il nodo del modo di produrre, il come produrre. Mi pare che ci sia troppo subalternità al pensiero unico e ozio nel ritornare alla vera natura dell’economia.

 

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