Il doc. di Marco Revelli sul rilancio dell’Altra Europa: il commento di Turci

Pubblichiamo qui sotto il documento che Marco Revelli ha presentato come base di discussione per l’aggiornamento e il rilancio del progetto dell’Altra Europa. Credo che si possa dire che la parte più ampia dedicata al fenomeno politico del Renzismo come Troika interiorizzata abbia molti punti in comune con il nostro documento (http://www.ricostruire.info/wp-content/uploads/2014/09/per-un-manifesto-24-luglio-2014-2.pdf).

Revelli sottolinea anche come il populismo di governo, oltre a cercare di mascherare la continuità dell’agenda Monti e dei diktat della destra europea sul terreno economico e sociale, inietta in più una spinta alla ristrutturazione autoritaria e oligarchica dell’assetto politico e istituzionale, i cui tratti si vedono con crescente chiarezza nelle iniziative legislative e nella retorica violenta e arrogante del Presidente del Consiglio.

Più debole appare l’analisi sociale della crisi, sui suoi effetti attuali e prevedibili sulle diverse aree sociali. Revelli lo dice chiaramente:” il nostro pensiero è oggi insufficiente di fronte alle travolgenti trasformazione della società che vorremmo intercettare: “unire ciò che la crisi e il neoliberismo hanno diviso” è un buon proposito, ma come questo possa essere fatto in presenza di una scomposizione feroce di tutti i soggetti e di tutte le aggregazioni – alla frantumazione del “diamante del lavoro”, come è stato felicemente detto – spinta fino al punto di contrapporne le parti fra loro in una nuova “guerra di tutti contro tutti”, di fronte alla smaterializzazione dei processi produttivi e dei sistemi di relazioni, al primato della dimensione finanziaria su quella produttiva, allo spossessamento dei luoghi tradizionali del conflitto, dobbiamo cercarlo ancora.”

A me pare che su questa riconosciuta difficoltà, che rende molto povera la parte del documento dedicata all’analisi sociale ( si veda in confronto il nostro documento sopra citato ) incida lo stesso pensiero di Revelli che ancora nel suo recente libro ( Post-sinistra) ha teorizzato la fine della dialettica destra-sinistra, fino a rapportane la ineluttabile scomparsa alla “esplosione spaziale “della globalizzazione. Siamo sulle tracce di un altro suo libro più famoso (Oltre il 900) in cui Revelli -per dirla con Bellofiore del 2002-,vede nei grandi cambiamenti di fine secolo un “ vero e proprio cambio di regime sociale, di compiuta uscita dal fordismo e con essa dalla società del lavoro e dalla contraddizione strutturale capitale/lavoro”. Ma senza addentrarci in un dibattito difficile di cui non possediamo a sufficienza gli elementi costitutivi, ci pare di poter dire che l’approccio che caratterizza il nostro documento consentirebbe un inquadramento più coerente dei pur condivisibili obiettivi programmatici indicati sinteticamente da Revelli . Noi infatti parliamo di “ una sinistra che vuole fondarsi sull’analisi della società in termini di classe, con l’ambizione di poter proporre a partire dal variegato mondo del lavoro non solo i termini di una sua riunificazione, ma anche di una sua egemonia capace di coinvolgere nella ricostruzione dell’Italia e dell’Europa altri ceti sociali dentro a un quadro di nuovi rapporti di forza fra lavoro e capitale e fra mercato e mano pubblica.”

Il documento di Revelli è comunque onesto nel riconoscere i limiti della esperienza dell’Altra Europa per Tsipras ricordando che essa raccoglie” un voto ancora prevalentemente d’opinione, concentrato negli strati più colti e informati di popolazione.

Ancora più severo nel sottolineare che non ci si può limitare a pensare a una riunione di stati maggiori invecchiati e litigiosi. “ Quello che fa fuggire la gente normale lontano da noi è la nostra endemica litigiosità, il bisogno costante di identificarci per contrapposizione nei confronti di chi ci sta più vicino, l’incapacità di ascolto degli altri e di interlocuzione con essi, l’intolleranza, la mania di piantar bandierine, la frammentazione spinta fino alla scissione dell’atomo, l’assenza di una visione pragmatica dei processi e la difficoltà a separare l’essenziale dal secondario, lo strategico dal contingente“.

Ma proprio per questo stupisce il fatto che Revelli continui a parlare della lista Tsipras come dell’unica esperienza di sinistra in Italia, ignori il fatto che Sel ha preso in qualche modo le distanze da quella esperienza, anche se è finora mancata una discussione chiara sulle valutazioni che Sel ne ha tratto. E soprattutto stupisce che Revelli dia per perduta, senza speranza, la sinistra del Pd.

Infine non c’è una parola sul Sindacato. Vero è che probabilmente il testo di Revelli è precedente al 25 ottobre, ma non lo è la nota redazionale di presentazione del testo. Peraltro che nel sindacato stesse maturando una svolta nei confronti del Governo Renzi era ben avvertibile prima della manifestazione di Roma. Quindi questa distrazione non può essere casuale, ma forse è invece il frutto di un approccio culturale che, mentre liquida senza alcuna possibilità di recupero il “Partito di massa novecentesco”, vede la nostra epoca come quella “della scomposizione delle soggettività, dell’inoperosità della politica al livello della dimensione nazionale, della crescente difficoltà di ricondurre la disseminazione degli “Io” autoreferenziali e impotenti all’operatività di un “Noi” attivo e consapevole.”. Torniamo così a quella lettura della società senza classi, senza conflitti strutturali, da cui si può evincere un movimento di cambiamento solo da quelli che tempo fa chiamavamo ceti medi riflessivi.

Da queste premesse è molto difficile rintracciare il filo d’Arianna di un nuovo SOGGETTO POLITICO EUROPEO DELLA SINISTRA E DEI DEMOCRATICI ITALIANI.

http://www.listatsipras.eu/blog/item/2798-revellitesto.html